"Viaggio nella matericità" di Federico Branchetti


Voce ai giovani, soprattutto ai talenti. Questo è un po' lo slogan che voglio utilizzare per la mia galleria, perché credo sia giusto che anche i ragazzi possano avere la possibilità di esprimersi e dialogare attraverso l'arte e quindi poi mostrare le loro opere.

Federico Branchetti, studente all'ultimo anno dell'Istituto d'Arte di Reggio, è per me indubbiamente un talento. Opere mai banali, dove nulla è lasciato al caso ma vi è dietro sempre una ricerca. Partendo da una fotografia (da lui stesso scattata) o da una vecchia cartolina del suo paese dove a tratti vive o semplicemente da un disegno che vede su una scatola di pastelli, da qui fa rivivere questi paesaggi su un pannello in ceramica.

 Nasce proprio così la sua opera "Rhodes" dove il cielo blu della Grecia incontra un cantiere rivissuto attraverso la matericità dell'opera, nasce così "Montecavolo 1910", una vecchia cartolina in bianco e nero gli dà la giusta ispirazione e grazie alla tecnica ad ingobbio, il pannello in ceramica assume proprio le tonalità del bianco, nero e grigio. E nasce così il pannello "Il Veliero" dove Federico ha preso ispirazione semplicemente da un disegno che era sopra la scatola dei pastelli. Per poi passare alla "Raku Boat", una scultura a forma di barca realizzata con l'antica tecnica giapponese del raku, tecnica che nasce in sintonia con lo spirito zen che esalta l'armonia presente nelle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme. Dai colori cupi all'esterno, la barca passa ai colori più neutri del bianco e nero all'interno ma la caratteristica sono le piccole canne di bambù applicate ai lati.








E rimaniamo in oriente con l'opera la "Stupa", che ricorda proprio le tipiche costruzioni di antichi templi orientali per la sua forma e la presenza dell'oro.






























Fino alla poetica dell'abitare, ripresa dallo scultore Graziano Pompili. Ognuno reinterpreta a suo modo la sua casa, la sua abitazione e Federico commentando la sua opera dice "La casa, che può essere interpretata come simbolo di stabilità e solidità, a volte può cedere, soccombere sotto i violenti colpi delle difficoltà quotidiane, che infligge danni spesso irreparabili e, pur con tutta la volontà, è quasi impossibile riassemblarla o farla ritornare allo splendore e alla stabilità iniziale.




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