FRANCO FAJETI. UNA REGGIO TRA SOGNO E REALTA’.




Reggio tra sogno e realtà. Ebbene si nelle opere dell’artista reggiano Franco Fajeti ci ritroviamo a passeggiare per le strade del centro storico di Reggio Emilia ma sicuramente non ritroviamo edifici o strade così come nella realtà. Come scrive lo stesso artista “Questo è un luogo dove tutto appare travisato, come ad impedirne la riconoscibilità.” I vicoli stretti, le chiese, le piazze che immaginiamo gremite di gente che si reca al mercato, per noi che abbiamo da sempre abitato in città sono quadri che fanno suscitare antiche memorie o ricordi. Uno scorcio di Piazza Fontanesi attraversando Via della Croce Bianca con i tavolini dei bar all’aperto per arrivare a Piazza San Prospero dove si intravedono i tendoni delle bancarelle del mercato e la Chiesa sullo sfondo che fa da padrona fino a giungere alla Porta di Via Roma dove in primo piano vediamo una vecchia insegna di un ristorante. E poi le mille Chiese che con i loro campanili sovrastano l’intera città e da quasi ogni angolo le riesci a scorgere, dal campanile di San Prospero fino San Giorgio con la sua cupola e il suo campanile.


L’artista sembra girare per la città col naso rivolto verso l’alto per scoprire quegli angoli, quegli scorci a volte un po’ nascosti ma che indubbiamente sono quelli più caratteristici e tipici della città emiliana. Nei suoi dipinti le tecniche si uniscono insieme fino a fondersi perfettamente tra loro, dall’acquerello alla tempera alla matita per finire con un leggero tocco di colori acrilici. Quindi un mix di tecniche ma anche e soprattutto un mix di colori. Un gioco di colori, sono i colori caldi a dominare queste tele, una facciata di una chiesa che diventa arancione o lo scorcio in primo piano di un antico edificio che assume una tonalità gialla intensa e poi a sovrastare tutto quei cieli che diventano verde smeraldo o blu cobalto in netto contrasto con le strade rosso rubino. Colori forti, decisi, che vagamente ricordano le stampe della pop art anni ’50. E dal colore al soggetto. Come dice l’artista “Ti sembrerà di aver mille volte visto questo luogo e ti domanderai dove, ma non troverai la risposta.” Infatti è così. I suoi dipinti presentano un certo figurativismo ma che si discosta totalmente dalla realtà. Sembra davvero di stare dentro un sogno, gli alberi si incurvano e le case si torcono su se stesse quasi come in una visione fiabesca che ricorda l’arte di Chagall. Le nuvole, che a tratti sembrano onde, si muovono morbide e libere nel cielo.


Questi dipinti così pieni di colori caldi e vitali sono invece vuoti di personaggi, protagonisti non sono le persone che si muovono brulicanti nelle piazze ma protagonisti sono i paesaggi, le case che sembrano dialogare tra di loro. E nella scelta cromatica si riscopre il passato da musicista di Franco Fajeti. Un cammino intrecciato tra musica, arte e poesia, come in passato lo fu per l’artista russo Kandinsky. Le scelte cromatiche non sono casuali e si legano tra di loro come note su uno spartito musicale fino a creare un insieme armonioso e melodico. Così diceva Kandinsky e così possiamo affermare per l’arte di Fajeti “Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita.”


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