Regine di Fiori - Collettiva di pittura e scultura

di Monica Baldi

Tre donne. Tre artiste che con la loro arte hanno saputo unire insieme in un’unica mostra pittura e scultura. Regine di fiori, questo il titolo dell’esposizione che vede protagoniste le pittrici Manilla Ligabue e Loretta Magnani e la scultrice Carla Costantini.


Facciamo un salto nella storia. Siamo in Inghilterra alla fine del ‘500 quando regnava Elisabetta I. Una regina che con quel suo sguardo severo e gli abiti pomposi forse non stonerebbe definirla una Bad Queen. Un personaggio che indubbiamente ha segnato la storia dell’Inghilterra e che ha ispirato artisti e registi se ripensiamo ad esempio al film “Elisabeth”, Manilla Ligabue prende spunto da questa icona per realizzare una serie di “Regine Cattive”, le Bad Queen appunto. Gli occhi sono sempre due piccoli tondi, l’espressione severa, ciò che cambia sono i vestiti, che sembrano, in chiave moderna, gli abiti maestosi delle Regine del ‘600. Colori, forti, accesi come il verde, il blu, il rosso, il giallo o l’arancione creano le ampie gonne delle Regine, ma non solo colore, infatti l’artista va ad applicare sulla tela inserti come ritagli di stoffe pregiate o pietre per arricchire ulteriormente gli abiti dipinti sulla tela. Manilla Ligabue, artista reggiana, ma che ha vissuto a lungo in Africa ed è proprio qui che ha iniziato a dipingere sulla tela. E’ lei stessa a raccontare “Abitavo in un villaggio dove i sacchi di tela venivano utilizzati per ricoprire i defunti, io prendevo alcuni di questi sacchi e ne ricavavo delle tele su cui dipingere.”


E dal mondo delle regine cattive che ci possono portare con la mente anche alle fiabe, passiamo alle sculture incantate dell’artista modenese Carla Costantini. Il Raku è il filo conduttore di tutte le sue opere, materia che si plasma e che riesce a dare vita a sculture di una grande raffinatezza. Fiori, farfalle e maschere diventano un tutt’uno. A volte sembra un volto di un bimbo addormentato, a volte un viso di donna, dall’espressione incantata e sognante, intorno al volto-maschera l’elemento naturale che fa da cornice. L’andare per altre dimensioni, forse in uno spazio parallelo, diverso, questo il concetto di queste sculture, come dice la stessa artista “Le mie opere rappresentano molecole umane che spaziano nell'universo.” Fino ad approdare alla “Foresta Pietrificata”. “Un’opera che vuole denunciare la trasformazione della natura nel disfacimento ecologico per cui l'umanità va rappresentando a sé medesima la morte in un pianeta reso sterile e arido dallo sfruttamento abnormale e irrazionale dei beni naturali.” Insomma un inno contro la violenza, la guerra e il disordine ecologico.


Per poi tornare alla pittura con le opere di Loretta Magnani, le sue piume, i suoi fiori astratti che ad un tratto si innalzano a pensieri in solitudine. Tutto questo reso solamente da un favoloso cromatismo. Dalla fredda solitudine dove il blu si mescola al giallo ai toni dei fiori, il lilla e il rosa, incanto di primavera, per finire al rosso passione. Un’immensa tavolozza di colori, segni leggeri, fluide spatolate, la mano che scorre veloce sulla tela, questa è l’arte di Loretta Magnani.

Così passando dalla Regina sanguinaria ma depressa all’arte incantata e alla natura da salvaguardare fino alla natura e alla solitudine, concluderei con una poesia di Salvatore Quasimodo che dice “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”.

In mostra dal 26 settembre al 20 ottobre 2015 alla Galleria Zannoni.  

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